
In primo luogo è utile dare uno sguardo sulla evoluzione prevista della popolazione sia in termini numerici totali che in ragione delle varia classi di età. La tabella che segue riporta il dato del 2001 e una proiezione fino al 2051. La fonte è una ricerca dell’ISTAT che può essere visionata nella sua interezza sul sito http://demo.istat.it/prev/index.html.
L’immagine riprodotta sopra propone una visione grafica del fenomeno, mentre la tabella successiva riporta l’intero dato di previsione riferito all’Italia con suddivisione tra maschi e femmine e decennio per decennio.

Sempre dal citato sito dell’ISTAT si possono ricavare i dati per classe di età di tutt’Italia e di ogni singola regione. Così si è cercato di mettere in evidenza come si evolverà la popolazione e soprattutto come si modificherà il rapporto tra popolazione produttiva e popolazione anziana, potenzialmente bisognosa di assistenza
L’andamento della popolazione nel periodo considerato mostra diversi elementi interessanti. Prima di tutto si nota che alla metà del secolo i giovani tra zero e trent’anni diminuiscono di oltre 900 mila unità passando da 2 milioni e 989 mila a 2 milioni e 75 mila. Altro dato importante è la perdita di quasi un quarto della popolazione attiva. (La classe di età 31/65 perde 22 punti % e passa da 4 milioni e 619 mila a poco più di 3 milioni e 600 mila). Gli anziani aumentano: aumentano nella classe di età 66/80 passando da circa 1 milione e 200 mila a 1 milione e 704 mila, ma soprattutto aumentano i grandi anziani da 81 a 90 e + (da 298 mila a oltre 1 milione e 200 mila.). Fatto 100 il dato del 2001 nel 2051 i grandi anziani raggiungono il parametro di 412!Nella prima figura si vede l’andamento grafico degli incrementi o decrementi delle varie classi di età, mentre nel grafico successivo si vede il confronto tra il dato relativo ai grandi anziani della Lombardia e quello medio dell’Italia e viene messo in evidenza che la situazione è di poco superiore alla media e quindi prelude ad una problema specifico rilevante, anche più grande di quello mediamente previsto a livello nazionale.
Di maggior evidenza è il grafico successivo che rappresenta con istogrammi paralleli l’andamento previsto delle varie fasce di popolazione. È chiaro che a fronte di una forte contrazione del numero di persone in età lavorativa c’è un aumento considerevole degli anziani e dei grandi anziani. Il numero di questi ultimi, in particolare, deve far riflettere perché il trend è in crescita senza inversioni di tendenza e quindi già da subito e dai prossimi anni farà sentire effetti. Ogni attività di programmazione deve tenerne conto.


Il valore medio Italia di 21,25 posti letto x 1000 anziani è
dato dalla somma ponderata dei tre indici di nord, centro e sud + isole che presentano differenze notevoli. Si deve ricordare inoltre che, come la stessa ISTAT precisa, i 231.000 posti letto occupati, pari a circa il 21,4 x 1000 della popolazione anziana, sono riferiti a tutta l’assistenza residenziale, includendo non solo le RSA e le Residenze Protette, ma anche le Case di Riposo.
Le immagini presentate a fianco riproducono graficamente le due informazioni fondamentali. La prima mostra la situazione dei posti letto in rapporto al numero degli anziani e offre quindi un’informazione che ha un valore a prescindere dal numero perché è un indice. La seconda invece mostra, in valore assoluto, dove sono le strutture residenziali. In entrambi i casi è evidente la estrema eterogeneità tra le diverse zone d’Italia.
Nel documento citato a cura del Ministero della Salute nel presentare questi dati si sottolinea che le differenze emergono in modo significativo, ma si ricorda che i fattori che influenzano la domanda dei servizi residenziali sono molteplici. Oltre al numero degli anziani si riconosce un fattore importante nel numero degli anziani che vivono soli o con coniuge non autosufficiente, nel numero degli anziani non autosufficienti o con demenza o con patologia complesse, importante poi l’offerta dei servizi, la presenza di assistenza informale domiciliare, la struttura delle reti familiari, il reddito e la disponibilità di un mercato dell’assistenza semi-professionale (badanti). Da ultimo, ma non per importanza, l’orientamento culturale all’istituzionalizzazione.
Una riflessione su questi dati non può non partire dagli standard europei che prevedono un parametro di offerta di un numero di posti pari al 5 – 6 % degli anziani quindi 50 – 60 per mille. La situazione dell’Italia appare di evidente carenza.

Il documento riporta poi una tabella in cui offre uno standard “corretto” sulla base di alcune variabili ritenute particolarmente significative che sono sostanzialmente: la quota di anziani che vivono soli, l’incidenza degli anziani e la quota di anziani poveri. Applicando questi elementi di calcolo viene proposta una stima di fabbisogno, riportata in modo sintetico nella tabella a fianco, con un indice che mostra un’evidente riduzione delle differenze regionali. Un approfondimento su questi temi appare quanto mai opportuno ed urgente.
A tale proposito e per meglio comprendere possono essere utilizzati alcuni dati scaturiti dalla ricerca realizzata dalla Fin-Mark in previsione della presente attività convegnistica e formativa. Tale ricerca, condotta telefonicamente su un campione di 812 strutture distribuite in dieci regioni italiane, ha sviluppato diversi temi e in questa sede vengono utilizzati i risultati relativi ad argomenti rilevanti rispetto alle caratteristiche quantitative e tipologiche di offerta. Il questionario è stato somministrato telefonicamente ai responsabili delle strutture residenziali selezionate in numero sufficiente per rappresentare la realtà di ogni singola regione.
Nella tabella riportata a fianco si vede innanzitutto a quali regioni la ric
erca si è riferita e che incidenza ha ognuna di esse. In totale sono state fatte 812 interviste di cui 101 nella regione Lombardia. Il quesito era riferito alla natura pubblica o privata della struttura e, come si vede per il 15,84% erano di natura pubblica mentre per il restante 84,16 % erano private. Questo dato vale per la regione Lombardia e si discosta da quello medio nazionale.
Il secondo quesito era riferito al numero di posti della struttura al fine di valutarne l’importanza. A livello medio nazionale l’86,33% degli intervistati apparteneva a strutture fino a 100 posti e il 13,67 % alle strutture di maggiori dimensioni. Nel caso della Lombardia il campione è un po’ diverso: per il 72 % è incluso nella categoria da 0 a 100 e praticamente il 28% è costituito da strutture di maggiori dimensioni.
a investito una serie di strutture che in totale rileva per 55.662 P.L. di cui 10.121 in regione Lombardia. Il quesito tendeva a mettere in evidenza se la struttura in esame avesse la disponibilità di posti per non autosufficiente o solo per auto o in che misura un mix delle due opzioni. Il risultato, per la regione Lombardia è che solo poco più del 2 % delle strutture non ha posti da non auto e oltre il 60%, invece è esclusivamente dedicato a tale categoria di utenti. A livello Italia la situazione è un po’ diversa infatti solo il 10 % è per soli auto e il 25 per soli non auto. Lo studio dei dati deve soffermarsi preferibilmente sulle categorie estreme perché sono quelle rappresentative delle tendenze e si deve ricordare che in prospettiva è assi improbabile che i P.L. per autosufficiente possano continuare ad esistere considerato che sarà sempre più forte la domanda per non auto mentre l’altra categoria andrà calando, fino ad estinguersi. Il fatto è rilevante in quanto, per la specializzazione della domanda e per la maggior informazione dell’utenza, sarà sempre meno accettabile l’utilizzo improprio dei posti, quindi se ne deve mettere in cantiere la ristrutturazione tipologica sia da un punto di vista strutturale che organizzativo. Ciò vale ovviamente anche per tutte le strutture che hanno la contemporanea presenza delle due tipologie.
Nella tabella riprodotta a fianco si ha una importante conferma della tendenza già osservata, cioè quella che vuole come utenti dei servi residenziali ospiti di età sempre più avanzata. Il dato medio nazionale vede un 20 % di ospiti di età compresa tra i 70 e i 79 anni e oltre il 76 % di età oltre 80. Le altre categorie di età sono irrilevanti. In regione Lombardia si registra invece una preponderanza degli ospiti con età compresa tra 80 e 89 anni.
Progetti nuovi

Sulla base delle considerazioni precedenti è interessante ora vedere i dati e le tendenze sulle caratteristiche qualitative, sulle ipotesi di sviluppo e sulle responsabilità delle decisioni. È stato chiesto ai responsabili se nella loro struttura sono previsti o in corso di realizzazione progetti per nuovi servizi. Solo il 23 %, a livello Italia, ha risposto affermativamente, mentre oltre i tre quarti degli intervistati ha risposto no. Nella Lombardia c’è una situazione sostanzialmente uguale, infatti le risposte affermative si fermano al 22,77%. Il dato complessivo desta qualche preoccupazione infatti, a fronte di una domanda in crescita sia per quantità che per specializzazione e qualità generale, le strutture che stanno organizzando nuovi servizi dovrebbero essere più numerose. Ugual considerazione viene fatta sugli ampliamenti che peraltro sono previsti in misura più ampia. Alla domanda se la struttura ha in corso o prevede progetti di ampliamento il 38% a livello Italia ha risposto affermativamente e il 39,60 % nella regione Lombardia.
A queste domande fa da corollario quella sull’esistenza o me
no di finanziamenti pubblici. Solo il 12,93 % degli intervistati ha risposto affermativamente (in Lombardia il 7%). Non sembra probabile di essere di fronte a un caso di disinformazione! Certo i finanziamenti pubblici sono ridotti e probabilmente andranno adeguati agli obiettivi di miglioramento del welfare locale che le regioni stanno auspicando.Il quesito successivo evidenzia che i finanziamenti vanno in prevalenza verso strutture specializzate e questo è logico e coerente con l’impostazione generale della politica sociale e con la tendenza dei bisogni. La regione Lombardia non conferma il dato rilevato mediamente a livello nazionale presentando una grande porzione di disinformazione è un peso ancora di un certo rilievo ai finanziamenti a strutture despecializzate.Il 59,11 % degli intervistati (57,43 nella Lombardia) ha dichiarato che è necessario migliorare la struttura in cui opera inserendo nuovi servizi (circa il 20%) o migliorando gli esistenti (70 %)
Al momento della predisposizione dei quesiti da sottoporre ai responsabili di strutture residenziali si è ritenuto interessante indagare sulla percezione di adeguatezza del numero dei posti della propria struttura rispetto al bisogno attuale di servizi a non autosufficienti. Il dato relativamente elevato di risposte affermative (oltre il 72% mediamente in Italia e poco meno nella Lombardia) sembrerebbe in contraddizione con il panorama generale emerso dalla prima parte dell’intervista. Si deve notare che questa parte della ricerca è destinata a porre in evidenza i dati che assicurano la continuità assistenziale e si riferiscono alla domanda odierna. Come è noto la domanda è influenzata da molti fattori tra cui l’offerta attuale. Gli organismi di gestione degli accessi, conoscendo la situazione in cui stanno operando, avviano l’utenza verso quelle soluzioni che sono compatibili con lo stato delle cose. Non pare possibile dunque avere una visione certa dell’adeguatezza dell’offerta rispetto ai bisogni reali, ma il dato in esame rappresenta il grado di soddisfazione che le strutture offrono alla domanda espressa. Questa non viene completamente soddisfatta come conferma l’esistenza di liste di attesa con tempi di attesa comunque prevalentemente contenuti entro i sei mesi.

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