giovedì 25 settembre 2008

L’EDUCATORE IN “CASA PROTETTA”

Molto spesso la gente comune si interroga su quale possa essere il ruolo che un educatore riveste in una casa protetta,…. “cosa può mai fare con degli anziani…”e purtroppo si cade il più delle volte nell’errore di pensare che organizzi solo feste e faccia fare dei lavoretti infantili per tenerli impegnati.
Ma l’educatore, agli occhi dei familiari che scelgono la strada del ricovero per un loro caro, si svela per tutto ciò che è: una figura di riferimento per tutti gli anziani, che si occupa di accogliere i loro bisogni e desideri, che organizza la vita quotidiana tenendo conto della libertà di ciascun individuo di gestirsela autonomamente.
Inoltre l’educatore cerca, con competenza, di scoprire tutte quelle che sono le potenzialità e capacità residue di ogni anziano (cognitive, fisiche, emotive, affettive etc…) in modo da poterle stimolare per garantirne a ciascuno il mantenimento;
Il compito di un bravo educatore è quello di rendere consapevole l’utente delle proprie potenzialità, che sia un bambino, che sia un anziano in modo che esso abbia fiducia in se stesso e sappia dove può arrivare. L’educatore non può e non deve sostituirsi all’altro, ma il suo compito è quello di guidare l’utente nel cammino della vita.
Sembra un pensiero difficile da attribuire all’età anziana, ma non cadiamo nell’errore comune di considerare l’ età anziana fine della vita; essa invece è soprattutto saggezza, esperienza, senso, valori, vita!!!
Credo che quando si è anziani si possano imparare ancora tanti valori come la tolleranza, la pazienza e che si possano conoscere luoghi non ancora noti e gioirne.
E’ il brillare dei loro occhi di fronte al nuovo che te ne da conferma.
L’educatore si occupa di tutte quelle relazioni che si vengono ad instaurare all’interno di una struttura come la casa protetta; esse sono quelle tra ospite ed ospite, tra ospite e familiare, tra operatori ed ospiti, tra operatori e familiari; egli tesse quotidianamente una rete di relazioni molto fitta dove il successo sta nel mantenimento del loro equilibrio e nel ricoprirne il posto centrale con discrezione.
Quante volte si è chiamati a risolvere una situazione conflittuale tra ospiti, generata per futilità, e gestire la difficoltà di comunicazione che l’ospite ha con i familiari;con competenza bisogna accostarsi ad ognuno di questi problemi, certo l’educatore non può risolvere totalmente alcune situazioni, ma può suggerire una strada possibile da percorrere insieme agli interlocutori ed aiutarli ad ascoltarsi.
Cosa fa ancora l’educatore? ... ascolta, ascolta … ascolta! Accoglie i bisogni e desideri espressi e/o inespressi di ogni persona e cerca di dar loro forma, contenuto di senso.
L’educatore è presente in ogni contesto lavorativo non solo servendosi di uno schema che inquadra tutte le attività che desidera svolgere durante la settimana, ma lo è soprattutto quando è in grado di stravolgere il suo programma perché ci sono altre esigenze espresse dagli ospiti che devono essere accolte.
L’educatore non deve lavorare chiudendosi in uno schema, ma deve essere l’esempio della flessibilità, deve modularsi a seconda di quelli che sono i bisogni emergenti della struttura e dell’ospite .
dell’umore, e il generale benessere Anche se egli sembra lavorare senza fini ed obiettivi in realtà attraverso il seguire la semplice quotidianità ne raggiunge molti di più come il miglioramento progressivo del tono psico-fisico; questo non significa che il lavoro non vada programmato, strutturato, ma non bisogna farsi imprigionare da esso.
L’essere autentico è per l’educatore vangelo, chiave di volta, perché nel momento in cui fingi di essere ciò che non sei, gli altri con cui ti relazioni ogni giorno sono in grado di comprenderlo; solo con la sincerità vince un educatore, perché chi ricopre una posizione down nella relazione in realtà arriva a conoscere di noi ogni debolezza, fragilità e anche ad utilizzarle in modo scorretto da ferirci senza rendercene conto; solo dopo aver preso coscienza di ciò, anche dopo aver sbagliato, saremo in grado di tutelarci.
Il sistema di relazioni con cui l’educatore si trova a contatto, in ogni contesto, è davvero molto complesso, ma all’interno di una casa protetta egli si ritrova a dover fare i conti con sentimenti quali la frustrazione, il dolore fisico e mentale, la paura, la solitudine, il senso di colpa, la morte. Ed egli non può fuggirli, deve viverli per far comprendere realmente all’altro che gli si è accanto.
Come educatore posso dire che è inutile in uno scenario emotivo complesso come questo, imporre agli ospiti ritmi , attività dove loro stessi non abbiano un ruolo attivo, decisionale, tutto deve essere realizzato, progettato insieme a loro anche perché sono adulti non bambini, hanno una vita intera alle spalle. Quotidianità è scegliere insieme come impegnare il proprio tempo anche non facendo nulla, stando in silenzio, perché esso parla, urla, ma contemporaneamente l’educatore deve anche seguire delle linee guida con discrezione, con delicatezza.
Relazione è attenzione, cura, amore, rispetto, fermezza, senso, ascolto, silenzio, rumore, confusione, colore, musica, cibo, lacrime, gioia, fiducia, paura e altro ancora..
Noi siamo relazioni, ma è difficile averne la consapevolezza.
Secondo la mia esperienza l’ educatore in casa protetta è tutto questo:
egli vive, lavora dove c’è vita, si fa portavoce dell’idea che ci sia sempre speranza di fronte ad ogni difficoltà e, quel che più conta, NE E’ FERMAMENTE CONVINTO!

Augusta D'Ambrosio

Educatrice della Casa Protetta Melograno presso Istituto Enrico Andreoli, Borgonovo Val Tidone.

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