sabato 1 agosto 2009

Welfare e Crisi (W-&-C) - Studio e dibattito - Previsioni ISTAT-Stranieri

Come anticipato nel precedente post è in teressante completare l’analisi dell'evoluzione demografica esaminando qualche dato del fenomeno migratorio per meglio comprendere come potrà essere il futuro da questo punto di vista, che, volente o nolente, occupa un ruolo fondamentale di prospettiva.
Si può partire con una tabella
Sulla base di questi numeri è possibile svolgere alcune analisi interessanti facendo un raffronto questi dati con quelli relativi alla popolazione totale. Prima di tutto prendiamo in considerazione il trend di evoluzione numerica della popolazione nel cinquantennio considerato e si osserva che mentre quello della popolazione totale ha un andamento leggermente in crescita nella prima parte del periodo e poi si stabilizza sull’ordine di grandezza dei 62 milioni, quello dei residenti stranieri presente invece un incremento continuo e anche sensibile, come riportato nella seguente tabella .

La tabella oltre al dato assoluto riporta anche l’andamento percentuale di incremento. Fatto 100 il numero dei residenti e dei residenti stranieri in Italia nel 2007 si nota che mentre il totale raggiunge il 105 per scendere nel 2051 al 104, il dato dei residenti stranieri va subito a 149 nel 2001 e sale con ritmo crescente nei decenni successivi fino a raggiungere il parametro di 365 nel 2051 come ben si vede dal grafico: L’analisi dei dati riportati nella tabella n° 3 (Stranieri residenti) consente ulteriori interessanti osservazioni. È utile infatti considerare il trend delle fasce di età per verificare l’incidenza sul totale e il contributo quindi che viene dato alla forza lavoro del nostro paese.

Il grafico seguente mette in evidenza che la classe di età che definisce anziani e grandi anziani, fino al 2031 hanno un’incidenza minima e solo nei decenni successivi assume una qualche rilevanza. Si tratta di un dato significativo perché mette sottolinea l’elemento positivo, per il welfare, della presenza di stranieri che, come è evidente, sono prevalentemente rappresentati da persone in età di lavoro e da giovanissimi.Può essere interessante, per concludere quest’analisi, fare un raffronto diretto tra i dati relativi agli stranieri residenti in Italia e i non stranieri verificando appunto il diverso rapporto di incidenza delle varie classi di età.
Per fare questo prendiamo in considerazione i dati di previsione relativi al 2031 che rappresenta un momento in cui è possibile, a circa vent’anni da oggi, vedere gli esiti delle scelte attuali. La seguente tabella e il successivo relativo grafico mostrano con evidenza come gli stranieri residenti tendano a rinforzare il numero dei giovani e dei lavoratori. Dopo i primi trent’anni di rilevanti movimenti migratori si deve riconoscere il senso positivo del fenomeno: per ogni 100 stranieri solo 9 hanno più di 65 anni, contro i 29 dei non stranieri. Il dato relativo al totale residenti ultrasesantacinquenni nel 2031 si attesta sul 27 % quindi, a quella data, si deduce che, stando alle previsioni ISTAT, l’immigrazione avrebbe ridotto di due punti l’incidenza degli anziani sul totale della popolazione.


Non è un dato privo di valore ai fini della sostenibilità del welfare.







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