lunedì 17 maggio 2010

Giusto distinguere tra reato e peccato?

Secondo le rilevazioni del CENSIS “il mercato del lavoro in Italia ha tendenzialmente retto, o almeno non ha reagito alla crisi peggio di quello di altri Paesi” e a fronte di settori che hanno visto ridurre sensibilmente i propri livelli occupazionali come l’industria, il turismo e il commercio, ce ne sono alcuni, come i servizi pubblici sociali e alla persona che hanno aumentato il fatturato.

Legacoop afferma che le cooperative sociali hanno un fatturato in continua crescita ma il personale con tutti i cambiamenti che si profilano soffrono della sindrome della precarietà. Oggi infine si rileva, a livello epidermico, ma presto lo confermeranno le statistiche ufficiali, che alla formazione di base per la professionalità di OSS aumentano sensibilmente le percentuali di partecipanti di nazionalità italiana, di entrambi i sessi e di età attorno ai 38—40 anni.

Non è difficile spiegare il fenomeno. C’è crisi, c’è la cassa integrazione o la mobilità che sono drammaticamente a tempo, c’è bisogno di lavorare, il nostro settore non è in crisi e quindi… ben vengano i nuovi, ben vengano purché non lo facciano con il pregiudizio di accettare un ripiego. Ben vengano e ben tornata la buona volontà di impegnarsi in una professione che cominciava a sembrare in via di estinzione per gli italiani e di esclusivo interesse per il personale extracomunitario.

Quello che non ci consola è il fatto che la politica ci costringe ad assistere ad uno spettacolo disarmante. Senza lo scandalo quotidiano ormai non si può vivere!

Allora quando pensiamo che la sanità è una voragine e che non siamo sicuri che l’organizzazione delle aziende pubbliche e l’accreditamento delle aziende private garantiscano la massima efficacia nella spesa, non solo ci turba i pensieri l’oggettiva difficoltà a far bastare le risorse scarse ma ci sembra legittimo dubitare che grandi quantità di risorse siano andate nella direzione sbagliata consentendo abnormi guadagni agli imprenditori e benefici illeciti ancora più odiosi perché destinati alla classe dirigente che dovrebbe operare nel bene comune.

Basta ritenere funzionale la distinzione tra peccato e reato affermando che solo il reato conta. Basta! Il peccato è grave e non solo verso la propria coscienza. È grave perché mina la struttura della pubblica fede e modifica in senso deteriore il comune senso del pudore. Oggi nessuno più teme di essere considerato corrotto perché così fan tutti e, quasi, a non rubare si passa per fessi! Questo è il punto: il peccato non esiste perché così fan tutti e il reato non c’è quasi mai se non nella testa di giudici “assetati di potere”.

I cittadini non potranno accettare ancora a lungo una tale distorsione dell’etica.

Saranno gli interessi dei singoli e l’inevitabile stagione di austerità a spingerci ad un controllo più vigile sui potenti che, in una generale ristrettezza, non riusciranno più a trovare nelle pieghe degli appalti tutte le risorse che inopinatamente hanno continuato a sottrarre al pubblico interesse.

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