Alta formazione : cos’è?
Tutto parte da un’idea della Regione Veneto, seguita poi da altre regioni, sviluppata dalle indicazioni del Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000 ove è scaturita l’idea di definire come obiettivo strategico per l’Unione quello di “diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”. Il Consiglio dell’UE, con propria risoluzione del 2007 ha successivamente invitato gli stati membri a considerare che l’istruzione e la formazione danno un significativo contributo non solo all’occupazione e alla competitività, ma anche all’incentivazione della cittadinanza attiva e alla realizzazione personale. Il quadro strategico 2007-2013 approvato dalla Commissione Europea nel luglio del 2007 nell’ambito del macro obiettivo “Sviluppare i circuiti della conoscenza” rimarca la necessità di sostenere la costruzione di un sistema nazionale di formazione superiore attraverso il potenziamento dei percorsi di alta formazione, la razionalizzazione di quelli esistenti e la promozione della mobilità. Queste le premesse e le fonti ideali e normative della proposte di alta formazione che le regioni italiane hanno poi messo in campo.
L’amministrazione regionale del Veneto ha realizzato, nel 2005, un’intesa sulla base di iniziative condivise con altre tre regioni: l’Emilia Romagna, la Toscana e l’Umbria. Da tale protocollo d’intesa si ricava, nelle premesse, la definizione di Alta formazione per la quale si intende “un insieme articolato di attività formative, finalizzate alla specializzazione e alla riqualificazione di persone occupate (Alta Formazione Individuale Continua), disoccupate o in cerca di occupazione (Alta Formazione Individuale)”. Le amministrazioni firmatarie di tale protocollo avevano già avuto esperienze di alta formazione per percorsi in ambiti emergenti e strategici o per fornire opportunità di riqualificazione. In occasione di tale protocollo concordano di avviare una procedura per il riconoscimento reciproco dei voucher per l’alta formazione erogati da ciascuna Amministrazione aderente al Protocollo, al fine di ottimizzare le esperienze maturate nei contesti territoriali di riferimento e di rafforzare la logica di sistema e gli elementi di trasversalità. Tra gli elementi fondamentali dell’accordo vi è quello di istituire il “catalogo interregionale” dell’offerta di alta formazione definito in base ad un format condiviso e accessibile a tutti i fruitori. Sostanzialmente gli enti erogano un voucher per finanziare i corsi e tali voucher sono attribuiti a seguito di domanda individuale valutata secondo criteri comuni. Le regioni aderenti stabiliscono di definire una strategia comune per progettare, monitorare e valutare le iniziative ricercando sinergie per veicolare l’offerta interregionale ai diversi segmenti della popolazione potenzialmente interessata al fine di ottimizzare l’impiego delle risorse, di allargare la rete interregionale e promuovere la collaborazione tra il Nord e il Sud del Paese.
Nel prosieguo le Regioni firmatarie in considerazione dell’attualità e del valore strategico dell’alta formazione hanno continuato ad investire in questa linea. Così, proseguendo il percorso iniziato dalle quattro regioni di cui al protocollo del 2005, si è assistito ad un primo allargamento ad altre 7 regioni. Successivamente le Regioni pensarono di sviluppare un Catalogo Interregionale di Alta Formazione tale da offrire ai cittadini adeguate opportunità di formazione, crescita e mobilità professionale. La proposta progettuale e l’interesse per la realizzazione del Catalogo è stata condivisa dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali che, con decisione del 22 dicembre 2006 ha stanziato la quota di finanziamento necessaria per la relativa progettazione e realizzazione. Per dare continuità al Progetto le Regioni Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto, hanno stipulato il Protocollo di Intesa per l’attuazione del Progetto Interregionale “Verso un sistema integrato di alta formazione” individuando la Regione Veneto come ente capofila.
Il portale
È stato costruito il portale internet altaformazioneinrete.it che è lo strumento operativo del progetto finalizzato alla costruzione di un catalogo comune di percorsi di alta formazione in base al quale le Amministrazioni regionali potranno disporre la concessione di voucher a laureati e lavoratori diplomati.
Il portale è stato concepito per essere uno strumento completo al servizio dei tre attori coinvolti nel sistema, cioè i beneficiari dell'offerta formativa, gli organismi di formazione e le Amministrazioni regionali. Esso rappresenta l’unico canale comunicativo, progettato e differenziato sulla base delle tre tipologie di utenti perché possano interagire on-line. Contiene tutto ciò che si riferisce all’alta formazione: dalla pubblicazione dei bandi da parte delle Amministrazioni regionali, alla presentazione delle proposte da parte degli organismi di formazione, dalla valutazione delle offerte formative, alla richiesta di voucher da parte dei potenziali beneficiari dei corsi.
Come funziona oggi operativamente
Tramite il portale si può vedere l’intera offerta formativa del catalogo e, verificato l’interesse per un corso, il cittadino può fare domanda di esser ammesso al corso stesso. I competenti organi regionali verificano l’esistenza dei requisiti richiesti e in caso positivo ammettono il candidato assegnandogli il voucher previsto. Tale voucher è un contributo economico che può essere minore o uguale al costo di partecipazione e che viene erogato dalla Regione ai propri cittadini residenti, può essere utilizzato unicamente per frequentare il corso e non può coprire altre spese connesse alla partecipazione.
Ora è al via la seconda edizione del Catalogo Interregionale dell’alta formazione e sono aperti da poco i termini per la presentazione delle domande di voucher. L’offerta attuale è alquanto ricca ed è caratterizzata da un aumentato numero di regioni aderenti valorizzando sempre più gli aspetti di qualità della formazione al fine di soddisfare le esigenze di mobilità e di specializzazione, caratteristiche giudicate oggi fondamentali nel mercato del lavoro. Il Catalogo Interregionale di Alta Formazione contiene proposte formative cha vanno dai Master (universitari e non) ai corsi di specializzazione e riqualificazione per laureati e diplomati. Interessante notare che per il secondo anno di attività le Regioni hanno finanziato il progetto con risorse del Fondo Sociale Europeo.
Alta formazione e servizi socio assistenziali
Dunque le Regioni con questo Catalogo finanziano mediante il FSE un’attività formativa di elevato livello per le posizioni di lavoro medio alte quindi ai giovani laureati e ai diplomati occupati, mantenendo un occhio di favore verso le categorie più a rischio quali gli occupati con contratti a tempo o in cassa integrazione.
Nessuna limitazione viene posta relativamente ai temi dei corsi e ai potenziali utenti. Sono tuttavia escluse le professioni sanitarie per le quali, com’è noto, vi sono specifici progetti di formazione permanente. Esclusi anche dipendenti pubblici visti probabilmente come una categoria non a rischio anche se è evidente che non sarebbero immuni da specifici bisogni di professionalizzazione.
È chiaro che i temi del lavoro socio assistenziale sono confacenti e possibili nel catalogo e di conseguenza bisogna valutare in che modo e in che senso possono entrare a farne parte. La prima considerazione è che il catalogo riguarda solo neolaureati disoccupati e occupati diplomati. All’interno delle strutture sono caratteristiche normalmente riferite al middle management, cioè alle posizioni di responsabilità organizzativa e gestionale e ai professionals. La domanda che dobbiamo porci è se c’è bisogno di formazione per riqualificazione e specializzazione del personale che occupa quei ruoli e non è difficile rispondere in modo affermativo! L’ente pubblico, come produttore di servizi, è in crisi di identità e difficilmente potrà uscirne a breve. Le vecchie IPAB, di cui qualcuno sente addirittura un po’ di nostalgia, non ci sono più e al loro posto sono comparse fondazioni con amministratori nominati dagli enti pubblici o aziende pubbliche con struttura di vertice pubblica o di nomina pubblica. Tali nuove realtà, proseguendo in una tendenza già evidente prima, tendono a trasferire tutta l’attività alle cooperative, che, per la verità non aspettavano altro, anche se a ben vedere non ne erano del tutto preparate. Le coop lavorano con una maggior attenzione all’economia e questo, in un’epoca come la nostra, è un punto di notevole importanza, ma si sa anche che hanno sempre lavorato con una relativa attenzione ai problemi di qualità formativa del personale, ai problemi di turn over e di organizzazione finalizzata alla qualità. Se però, come sembra, per il futuro dovranno lavorare in certificazione di qualità e/o in regime di accreditamento diretto dovranno per forza dotarsi di strumenti professionali idonei e primo fra tutti un apparato professionale di taglio alto. Lo stesso si deve dire per l’enorme numero di aziende e aziendine private che opera nel settore dell’assistenza residenziale magari con una semplice autorizzazione al funzionamento. Ecco quindi accertato che l’alta formazione di cui si parla è importante anche nel nostro settore e guai se i centri e gli istituti di formazione non ne prendono atto e non producono interessanti proposte.
Cosa può fare un corso di alta formazione
Una preparazione degli addetti di professionalità medio alta adeguata ai requisiti attuali dei servizi. Questo è l’ambito in cui porre l’obiettivo di maggior interesse per un corso da inserire nel catalogo. I responsabili intermedi e i professionals sono professionalità non ancora compiute; lo sviluppo che c’è stato in sanità non è nemmeno sfiorato nel nostro settore, quindi, non me ne voglia nessuno, è proprio ora che qualcuno se ne occupi. Magari uscendo un po’ dagli schemi rigidi che alcune regioni hanno imposto in passato creando figure che, non trovando riscontro a livello nazionale, non hanno avuto nello sviluppo della cultura scientifica e nel vissuto pratico e normativo quell’attenzione che meritavano. Siamo arrivati al punto in cui si è capito che un capo intermedio è indispensabile ma nessuno ha idee del tutto chiare su quali siano le sue caratteristiche che meritano di essere codificate. Forse meglio così: viva la libertà di organigramma, si potrebbe dire..! La posizione di capo intermedio ci vuole, come in tutte le aziende, indipendentemente dal prodotto, ma l’esatto contenuto professionale, a maggior ragione il nome, possono essere decisi a livello di azienda. Ecco perché si può essere a favore di un criterio formativo orientato al middle management in senso generale e non a una figura troppo specificamente caratterizzata.
Destinatari e motivazioni
Per management s’intende la guida e la gestione dell’azienda verso obiettivi definiti utilizzando le risorse disponibili e, di solito, viene fatta una distinzione dei manager per livello di responsabilità e autorità in base al quale esiste un Top e un Middle Management. Tutte le aziende, a maggior ragione nei momenti di crisi, hanno bisogno di un “Middle Management” efficiente e preparato.
Nell’ambito ideale del catalogo interregionale dovrebbe esistere uno spazio importante per la crescita culturale e la specializzazione del middle management nel settore socio assistenziale, cioè quegli operatori che hanno responsabilità e autorità su parti dell'azienda (unità organizzative), risponde al top management e occupano posizioni intermedie tra questo e il livello operativo.
Nel catalogo approvato per il 2009/2010, in Emilia Romagna, c’è un corso al quale ha dato un contributo l’associazione ANOSS e che interessa gli operatori di grandi, piccole e medie aziende del settore socio-assistenziale. Nelle motivazioni del corso si ricorda che c’è una perenne necessità di miglioramento della qualità sostanziale e della gestione della customer satisfaction intesa come soddisfazione sia del cliente “consumatore” sia del committente, sia, infine, degli altri stakeholders. Si immagina di dover affrontare un ampio processo di rinnovamento in conseguenza alle modificate richieste per quantità e qualità nelle cure e nelle prestazioni per cui sarà necessaria una riforma globale nel modo di pensare e di gestire.
Uno degli elementi chiave che interviene nella trasformazione organizzativa e culturale sono quei responsabili che hanno il compito di gestire il personale operativo di base. Essi sono chiamati a riflettere sulle motivazioni, i comportamenti e gli atteggiamenti e devono tendere costantemente ad una miglior efficacia organizzativa. Si deve considerare che il capo intermedio nello svolgimento della sua specificità professionale vive permanentemente una doppia esposizione, verso l’alto e verso il basso, nella struttura organizzativa in continuo rimbalzo tra richieste eterogenee, provenienti da due mondi diversi, spesso lontani, se non addirittura opposti e spesso in conflitto. Nel futuro prossimo l’azienda dovrà aprirsi a una molteplicità di punti di vista, tutti importanti, tutti necessari per dare una risposta di qualità complessiva sufficiente e capace di sostenere l’azienda nella pesante sfida competitiva che si sta profilando. Questo l’obiettivo: saper costruire le culture e sollecitare le menti verso gli obiettivi necessari a sostenere la sfida futura dei servizi attraverso la creazione di una nuova leadership professionale connotata da una rafforzata capacità di gestire con equilibrio gli impegni economici e gli obiettivi di qualità sviluppando un plus professionale individuato nella capacità di scoprire, rafforzare e rendere disponibili le risorse immateriali dei collaboratori e proprie lanciate a supporto di un nuovo e più umano concetto di integrazione professionale.
Quali materie mettere in campo
Le materie su cui puntare l’attenzione son quelle di sempre nei corsi di specializzazione delle attività manageriali nel campo dell’assistenza. Sono lo scenario sociale e legislativo in cui si inserisce il lavoro di assistenza; gli aspetti tecnico-medici che influenzano in modo determinante il lavoro di assistenza. Teoria e pratica di organizzazione aziendale. Il controllo economico di gestione. La politica per la qualità e le norme per la qualità. La gestione per processi e la conduzione del personale. La comunicazione e i supporti informatici. Compatibilità tra obiettivi di qualità del servizio e qualità di vita degli operatori. La conduzione del personale in un’azienda di servizi a persone che vivono in disagio aspetti tecnici, sindacali e psicologici. Nuove tecniche quali consueling e coaching.
Con quale taglio culturale
Se in generale le materie sono dei classici quello che deve evolversi è lo sfondo culturale su cui queste materie vengono illustrate. Alcuni autori parlano di “sense making” e la letteratura in merito si orienta a ritenere che la produzione di senso all’interno dell’azienda tenda a de-localizzarsi, dal centro alle periferie; ovvero il senso di ciò che l’azienda realizza appartiene più alla base che al vertice. Il senso si origina attraverso l’azione e l’elaborazione e con un attento presidio dell’azione per tutti i responsabili che devono collaborare in una forma operativa efficace di integrazione. Questa è la linea culturale sulla base della quale si può tracciare un obiettivo formativo nuovo per il middle management delle aziende di servizio ed è ciò che sembra auspicabile. L’augurio è che il “Catalogo di Alta formazione” che è semplicemente al secondo anno, riesca veramente a decollare a livello nazionale e che porti un significativo contributo alla crescita del mondo socio assistenziale. Ciò sia per i contenuti sia per l’importante funzione di collegamento culturale tra le diverse regioni d’Italia.
Un esempio concreto
Come si è detto alcuni dei pensieri suesposti sono ricavati da un esempio concreto che può essere visto sul Portale dell’alta formazione in rete . Il corso si chiama “Il Middle Management nei servizi alla persona”. L’invito è quello di prendere visione di questo e degli altri corsi dello stesso genere presenti nel catalogo e di riproporli in gran numero in tutte le regioni perché l’assistenza deve crescere in qualità e nella consapevolezza che rappresenta oggi, e così ancora per molto tempo, un importante sbocco professionale. E tutti sappiamo se c’è bisogno di lavoro in Italia..!
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